Com’è cambiato il mercato della somministrazione di lavoro in Italia

Come è cambiato il mercato della somministrazione

La somministrazione di lavoro rappresenta un istituto utile per contrastare il lavoro nero, o comunque altre forme di lavoro prive di tutela, e per un miglioramento generale del mondo del lavoro, specialmente per i più giovani.

Dalla loro introduzione nel 2003, i contratti di somministrazione di lavoro hanno visto modificarsi più volte la normativa di riferimento. Ultima, in ordine cronologico, quella applicata dal cosiddetto Decreto Lavoro che ha confermato e ampliato le possibilità di giustificare la durata superiore a 12 mesi dei contratti di lavoro a termine, ma ha anche introdotto alcune modifiche ai contratti di somministrazione di lavoro.

Contratto di somministrazione di lavoro: come funziona

Partiamo da una domanda fondamentale: chi sono i lavoratori somministrati?
Quando si parla di lavoratori somministrati si fa riferimento a lavoratori che vengono selezionati e assunti da agenzie per il lavoro, i quali vengono chiamati a offrire la prestazione a un terzo soggetto, l’utilizzatore, cioè l’azienda o l’impresa che necessita di manodopera.

Il contratto di somministrazione di lavoro, infatti, consiste nel rapporto tra questi tre soggetti:

  • L’agenzia per il lavoro (cioè il somministratore)
  • L’utilizzatore (l’azienda o l’impresa presso la quale il lavoratore è chiamato a svolgere l’attività)
  • Il lavoratore.

In effetti, nel lavoro in somministrazione l’agenzia del lavoro deve stipulare due contratti. Il primo è quello di prestazione con il lavoratore, al quale pagherà la retribuzione e verserà i contributi previdenziali e assicurativi (questi vengono, poi, rimborsati dall’utilizzatore) e il secondo con l’utilizzatore (il vero e proprio contratto di somministrazione).

Il contratto di lavoro può essere determinato (in questo caso, viene applicata la disciplina dei contratti a termine) o indeterminato.

In linea generale, si può dire che questa forma di lavoro può essere vantaggiosa tanto per l’azienda cliente, la quale può gestire in modo più flessibile le risorse umane, quanto per il lavoratore, che può avere opportunità di lavoro anche a breve termine.

Ecco perché Ali si occupa anche di lavoro in somministrazione, mettendo a disposizione delle aziende uno o più lavoratori a tempo determinato o indeterminato, selezionando solo le figure più in linea con il profilo ricercato. È possibile scoprire tutti i dettagli sulla pagina dedicata alla somministrazione.

Lavoro in somministrazione: come è cambiato negli anni

In passato, il lavoro in somministrazione era principalmente legato a contratti a termine e rappresentava solo una piccola parte del mercato del lavoro italiano.

Dopo ormai circa vent’anni dalla sua introduzione, questa forma di lavoro è notevolmente cambiata per far fronte alle sfide e alle riforme del mercato del lavoro italiano odierno. La sua importanza nell’ambito della richiesta di lavoro è notevolmente aumentata nel tempo e il numero di lavoratori impiegati tramite somministrazione è cresciuto considerevolmente, non solo per contratti a tempo determinato. Attualmente, più di un quinto dei lavoratori in somministrazione ha, infatti, un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Ad apportare significative modifiche al lavoro in somministrazione è stato il cosiddetto Decreto dignità, il quale si è discostato nettamente dalle normative precedenti.
In particolare, tale decreto ha introdotto la giustificazione come base per i contratti a termine e ha stabilito limiti precisi sul numero di contratti di lavoro a termine e somministrati che possono essere stipulati.

Le regole sui contratti a tempo determinato sono state estese anche ai contratti di lavoro a termine stipulati tra agenzie e lavoratori. È stata, inoltre, introdotta la cosiddetta “clausola di contingentamento“, che prevede che, a meno di diverse regolamentazioni stabilite dai contratti collettivi, il numero complessivo di lavoratori somministrati a termine e di lavoratori con contratto a tempo determinato non possa superare il 30% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato impiegati presso l’utilizzatore al 1° gennaio dell’anno in cui vengono stipulati i contratti.

Somministrazione di lavoro: come cambia con il Decreto Lavoro

Il Decreto Lavoro, convertito in legge con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge 3 luglio 2023 n. 85, ha apportato diverse modifiche ai contratti a termine e, in parte, anche alcuni cambiamenti ai contratti di lavoro in somministrazione.

La nuova normativa introduce delle parziali deroghe ai limiti quantitativi previsti dall’articolo 31 del Decreto Dignità. In particolare, alcune categorie di lavoratori somministrati vengono escluse dal computo per raggiungere la percentuale massima del 20% prevista dalla normativa, o da eventuali percentuali diverse stabilite dalla contrattazione collettiva. Questi includono:

  • lavoratori somministrati assunti con contratto di apprendistato;
  • somministrati assunti dalla mobilità per un massimo di 12 mesi;
  • disoccupati che hanno usufruito di ammortizzatori sociali o trattamenti di disoccupazione non agricola per almeno 6 mesi;
  • somministrati appartenenti alle categorie degli svantaggiati o dei molto svantaggiati.

L’obiettivo di tali modifiche è stato quello di agevolare l’inserimento lavorativo di determinate categorie di lavoratori e di favorire la flessibilità delle aziende nell’utilizzo della somministrazione a tempo indeterminato.

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