Fringe benefit 2026: cosa sono e come funzionano
Stipendio più ricco senza aumentare le tasse? È proprio questo il vantaggio principale dei cosiddetti fringe benefit, uno strumento di welfare aziendale sempre più diffuso in Italia. Queste misure di welfare aziendale stanno crescendo esponenzialmente, con le soglie di esenzione dei fringe benefit confermate per il 2026 e 2027 e possibili novità all’orizzonte, capire meglio cosa sono e come funzionano diventa fondamentale. Ecco cosa sapere.
Cosa sono i fringe benefit
Cosa si intende per fringe benefit
I fringe benefit sono compensi in natura che il datore di lavoro riconosce ai dipendenti oltre allo stipendio. Non si tratta di denaro, ma di beni e servizi concreti: dall’auto aziendale ai buoni pasto, dalle polizze assicurative ai rimborsi per le utenze domestiche.
In pratica, i fringe benefit sono una forma di retribuzione aggiuntiva che aumenta il valore complessivo del pacchetto retributivo. Il vantaggio? Fino a una certa soglia di esenzione, i fringe benefit non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente. Significa più valore in tasca per il dipendente e costi ottimizzati per l’azienda. La disciplina fiscale dei fringe benefit è regolata dall’art. 51, comma 3 del TUIR, che stabilisce i criteri di esclusione dal reddito.
Fringe benefit e i flexible benefit: quali differenze
Attenzione a non confonderli: fringe benefit e flexible benefit non sono la stessa cosa. A differenza del welfare aziendale in senso ampio, questi due strumenti hanno caratteristiche specifiche.
I fringe benefit vengono decisi e assegnati dal datore di lavoro ai dipendenti. I flexible benefit, invece, fanno parte di un piano di welfare aziendale più ampio dove sei tu, come dipendente, a scegliere come utilizzare un budget prestabilito.
Entrambi offrono vantaggi fiscali, ma cambiano nella flessibilità: con i flexible benefit hai più libertà di personalizzare i tuoi vantaggi in base alle tue esigenze. In relazione ai fringe benefit, invece, è l’azienda a decidere quali benefit erogare.
Differenza tra fringe benefit e altri compensi
Cosa distingue davvero i fringe benefit dagli altri elementi della busta paga? Il trattamento fiscale.
La tassazione dei fringe benefit scatta solo quando si supera la soglia di esenzione stabilita dalla legge. La soglia ordinaria prevista per i fringe benefit dal TUIR è di 258,23 euro, ma le leggi di bilancio più recenti hanno introdotto deroghe significative con limiti molto più alti.
Un esempio pratico: se l’azienda ti rimborsa le bollette di luce e gas come fringe benefit, quel valore dei fringe benefit non pesa sul tuo imponibile fiscale (entro i limiti previsti). Risultato? Più potere d’acquisto reale.
Fringe benefit nel 2026: cosa cambia
La normativa relativa ai fringe benefit
La disciplina dei fringe benefit ha subito importanti modifiche negli ultimi anni. La legge di bilancio 2025 ha fissato le soglie di esenzione per il triennio 2025-2027, in deroga al limite ordinario di 258,23 euro previsto dall’art. 51 TUIR. Ma rispetto ai fringe benefit 2025, cosa cambia nel 2026?
Ecco i limiti attualmente in vigore, validi anche per il 2026:
- Fringe benefit fino a 1.000 euro annui di esenzione per tutti i lavoratori dipendenti
- Fringe benefit fino a 2.000 euro annui per i dipendenti con figli a carico
Il Governo ha annunciato la volontà di raddoppiare queste soglie dal 2026, portandole a 2.000 e 4.000 euro, ma si tratta di misure ancora oggetto di bozza. Per i dipendenti con figli a carico che hanno ricevuto fringe benefit nel 2025, sarà importante verificare eventuali adempimenti entro il 12 gennaio 2026.
Soglia di esenzione dei fringe benefit
La soglia di esenzione dei fringe benefit è il cuore del meccanismo: definisce fino a quale importo i benefit non concorrono a formare reddito imponibile.
Per il triennio 2025-2027, le soglie confermate sono:
- Lavoratori senza figli a carico: benefit fino a 1.000 euro annui esenti
- Lavoratori con figli fiscalmente a carico: benefit fino a 2.000 euro annui esenti
Attenzione: se vengono concessi fringe benefit superiori alla soglia, l’intero importo (non solo la parte eccedente) concorre alla formazione del reddito. In caso di fringe benefit superiori a 1.000 euro per chi non ha figli, quindi, tutto l’importo diventa tassabile. Pianificare la gestione dei fringe benefit con attenzione è quindi essenziale.
Per beneficiare della soglia maggiorata e avere diritto ai fringe benefit fino a 2.000 euro, il dipendente deve dichiarare al datore di lavoro di avere figli fiscalmente a carico, indicandone il codice fiscale.
Quali voci rientrano tra i fringe benefit
I fringe benefit possono includere diverse tipologie di beni e servizi. Oltre alle voci tradizionali, la normativa prevede un ampliamento di ciò che può essere considerato fringe benefit. I benefit possono essere erogati anche sotto forma di rimborsi per:
- Utenze domestiche: somme erogate o rimborsate dai datori di lavoro per bollette di luce, gas e acqua
- Affitto prima casa: somme rimborsate dai datori di lavoro per il canone di locazione
- Interessi sul mutuo: rimborso degli interessi passivi per l’acquisto della prima casa
Tutte queste voci rientrano nel plafond complessivo di esenzione (1.000 o 2.000 euro) e devono essere documentate secondo le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.
Fringe benefit e piano di welfare aziendale
I fringe benefit fanno parte di una strategia più ampia di welfare aziendale. Non sono solo un “extra”: rappresentano un pilastro delle moderne politiche retributive.
Inseriti in un piano di welfare aziendale strutturato, i fringe benefit diventano uno strumento potente per migliorare la qualità della vita dei dipendenti. I benefit si possono combinare con altre misure di welfare aziendale per creare pacchetti completi e personalizzati.
Per le aziende, investire in fringe benefit significa attrarre talenti, ridurre il turnover e costruire un ambiente di lavoro più soddisfacente. Nel 2026, questa leva strategica resta centrale nelle politiche retributive, con vantaggi sia per l’azienda che per i lavoratori.
Fringe benefit e alcuni esempi pratici
Gli esempi più comuni di fringe benefit
Quali sono i fringe benefit più diffusi? I fringe benefit spettano ai lavoratori dipendenti e possono assumere diverse forme. Ecco cosa può essere considerato fringe benefit nelle aziende italiane:
- Auto aziendale ad uso promiscuo: la utilizzi sia per lavoro che per esigenze personali
- Buoni pasto: un classico sempre apprezzato
- Polizze sanitarie integrative: copertura medica aggiuntiva per te e la tua famiglia
- Asili nido aziendali: un supporto concreto per i genitori
- Convenzioni con palestre: benessere fisico a costi ridotti
- Rimborso utenze domestiche: bollette di luce, gas e acqua
- Rimborso affitto o interessi mutuo prima casa: inclusi nel perimetro delle soglie 2025-2027
Ognuno di questi fringe benefit erogati migliora concretamente la vita del dipendente, andando oltre il semplice stipendio.
Come funzionano i fringe benefit per i datori di lavoro
Dal punto di vista aziendale, i fringe benefit possono essere un investimento strategico.
Migliorano il clima interno, aumentano motivazione e produttività, e rendono l’azienda più attraente sul mercato del lavoro. Ma c’è anche un vantaggio fiscale diretto: i fringe benefit rappresentano un costo deducibile dal reddito d’impresa, nei limiti fissati dalle norme vigenti.
Il fringe benefit può quindi essere uno strumento efficace per ottimizzare il costo del lavoro. Con le soglie derogatorie confermate per il triennio 2025-2027 e il possibile raddoppio in discussione, le aziende hanno margini interessanti per strutturare pacchetti retributivi competitivi.
Come utilizzare i fringe benefit da parte dei dipendenti
Per accedere ai fringe benefit, il primo passo è informarsi su fringe benefit e quali opzioni sono disponibili. L’azienda solitamente comunica quali benefit sono disponibili e come richiederli, spesso attraverso un portale dedicato.
Se hai figli fiscalmente a carico, ricorda di comunicarlo al datore di lavoro con apposita dichiarazione (indicando i codici fiscali) per accedere alla soglia maggiorata e poter ricevere fringe benefit fino a 2.000 euro esenti.
Il consiglio? Tieni sempre d’occhio il totale dei fringe benefit ricevuti durante l’anno. Se ti vengono concessi fringe benefit superiori a 1.000 euro (o 2.000 se hai figli), l’intero importo diventa imponibile. Pianificare con attenzione ti permette di ottenere il massimo vantaggio senza sorprese in busta paga.
Vantaggi dei fringe benefit
Quali sono i vantaggi per l’azienda
Per un’azienda, offrire fringe benefit significa:
- Rafforzare l’employer branding: attirare i migliori candidati sul mercato
- Aumentare la fidelizzazione: dipendenti soddisfatti restano più a lungo
- Ridurre i costi di turnover: meno spese per recruiting e formazione
- Ottenere vantaggi fiscali: deducibilità dal reddito d’impresa
Con le soglie derogatorie in vigore fino al 2027, investire nel welfare aziendale resta una scelta strategica e conveniente, con vantaggi sia per l’azienda che per i collaboratori.
Vantaggi dei fringe benefit per i dipendenti
Lato dipendente, i fringe benefit offrono benefici tangibili:
- Maggiore potere d’acquisto: ricevi beni e servizi senza pagarci sopra le tasse (benefit fino a 1.000 euro o fino a 2.000 euro per chi ha figli)
- Benessere fisico e mentale: accesso a palestre, servizi di supporto psicologico
- Supporto alla famiglia: asili nido, benefit per l’istruzione dei figli
- Sostegno alle spese domestiche: rimborso utenze, affitto, interessi mutuo
- Migliore equilibrio vita-lavoro: soprattutto per i dipendenti con figli a carico
Sono vantaggi reali che si sentono ogni giorno, non solo a fine mese.
Fringe benefit e retribuzione: un approccio integrato
Invece di aumentare lo stipendio lordo (e pagare più tasse), molte aziende scelgono di potenziare i fringe benefit. È un approccio win-win.
L’azienda ottimizza il costo del lavoro. Il dipendente aumenta il proprio potere d’acquisto effettivo. Con le soglie attuali e la possibile evoluzione verso limiti più alti nel 2026 e 2027, questo approccio diventa sempre più conveniente.
I fringe benefit, insomma, non sono più un “di più”: sono diventati una componente essenziale di una strategia retributiva efficace e competitiva.
Ali Lavoro, attraverso la propria società di Consulenza HR Labor-b e la società di Buoni Pasto Repas, affianca le imprese nel creare piani di welfare e fornisce i benefit aziendali più apprezzati dai lavoratori.