Politiche attive del lavoro: cosa sono e a chi sono rivolte
Le politiche attive del lavoro sono misure messe in campo dalle Istituzioni per aumentare l’occupabilità e offrire la possibilità di inserimento o reinserimento nel mondo di lavoro.
Parliamo di servizi che sono del tutto gratuiti per i candidati e che si rivolgono, in particolare, a tutti coloro che incontrano ostacoli o si trovano in una posizione di svantaggio.
Le politiche attive del lavoro sono fondamentali all’interno delle strategie governative e mirano a gestire il mercato del lavoro, ridurre la disoccupazione e promuovere la crescita economica.
Ma quali sono e qual è la differenza tra politiche del lavoro attive e passive? Chi può usufruire dei servizi per il lavoro e a chi rivolgersi? Rispondiamo a tutte queste domande.
Cosa sono le politiche attive del lavoro
Il mercato del lavoro odierno è complesso. Le nuove tecnologie, l’espansione di nuovi settori e le mutevoli esigenze delle aziende, portano alla necessità, da parte dei candidati, di acquisire nuove competenze e diventare più flessibili e adattabili.
È in questo contesto che le politiche attive del lavoro rappresentano un sostegno in più a tutti coloro che cercano lavoro per la prima volta o si trovano in condizioni di svantaggio.
Le politiche attive del lavoro sono un insieme di misure promosse dalle Istituzioni che hanno l’obiettivo di favorire l’inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro dei cittadini.
In particolare, queste misure promuovono:
- La formazione e riqualificazione dei lavoratori, aiutandoli a sviluppare nuove competenze o migliorare quelle già acquisite;
- I programmi di inserimento lavorativo rivolti a particolari categorie di cittadini;
- L’imprenditoria, includendo programmi di sostegno finanziario e consulenza per coloro che intendono avviare una propria attività;
- I programmi di orientamento e consulenza per aiutare i lavoratori a individuare le opportunità di carriera, a pianificare il loro sviluppo professionale e a prendere decisioni informate sulla formazione e l’istruzione.
Differenza tra politiche attive e passive del lavoro
Spesso si sente parlare anche di politiche passive del lavoro. Ma cosa significa?
Come abbiamo visto, le politiche attive hanno l’obiettivo di migliorare le prospettive occupazionali dei cittadini. In sostanza, si cerca di mettere a disposizione gli strumenti che rendano più appetibili i candidati per i datori di lavori e si punta sulla formazione e l’aggiornamento di competenze.
Le politiche passive del lavoro, come intuibile dalla stessa denominazione, sono invece volte a offrire un sostegno economico a disoccupati o inattivi. Non vi è, quindi, un’azione diretta all’inserimento lavorativo, bensì un sostegno di tipo assistenziale per fornire una rete di sicurezza economica a coloro che non hanno un impiego o hanno difficoltà a trovarne uno.
Le Istituzioni possono mettere in campo, anche in uso combinato, politiche attive e passive del lavoro.
Un esempio, in questo senso, è il reddito di cittadinanza, introdotto nel 2019, che pur essendo presentato come politica attiva del lavoro, a conti fatti poteva essere considerata una misura mista. I beneficiari, infatti, non solo ricevevano un sostegno economico mensile, ma venivano accompagnati verso un percorso di reinserimento lavorativo.
A partire dal 2024, il reddito di cittadinanza viene sostituito da due misure: l’assegno di inclusione per i soggetti non occupabili, di carattere assistenziale, e il Supporto per la Formazione e il Lavoro, misura di accesso al lavoro.
A chi si rivolgono le politiche attive del lavoro
Moltissimi sono i cittadini che possono avere accesso alle politiche attive del lavoro nel nostro Paese.
Queste si rivolgono a diverse categorie di persone, in particolare a coloro che incontrano difficoltà e ostacoli per l’inserimento o il reinserimento lavorativo come:
- Disoccupati, compresi coloro che percepiscono l’indennità di disoccupazione (Naspi) o che sono collocati in cassa integrazione (Cig);
- Inoccupati, cioè coloro che sono alla ricerca del primo impiego;
- Giovani, per i quali esistono particolari programmi come Garanzia Giovani per gli under 30;
- Lavoratori svantaggiati, persone con disabilità, donne, giovani a rischio e persone a basso reddito;
- Aspiranti imprenditori.
A chi rivolgersi per l’inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro
Le persone che cercano supporto e servizi legati all’occupazione possono rivolgersi a diversi enti su tutto il territorio nazionale.
In Italia, le politiche attive del lavoro sono gestite dall’Anpal che coordina la rete nazionale dei servizi per il lavoro e amministra l’Albo nazionale dei soggetti accreditati.
Per iniziare percorsi di formazione e inserimento/reinserimento lavorativo, nel nostro Paese è possibile rivolgersi a Centri per l’impiego o alle Agenzie per il lavoro come Ali Lavoro.
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