Flessibilità lavoro: foto di ragazzo che lavora al PC con gambe incrociate

Cos’è il lavoro flessibile e quali sono i suoi vantaggi

Negli ultimi anni si è iniziato a parlare sempre più frequentemente di lavoro flessibile, di flessibilità lavorativa e di orari flessibili, e possiamo affermare senza dubbio che i lavori più cercati sono quelli che offrono qualche tipo di flessibilità. Sono però tante le persone che non hanno ben chiaro il significato di questo termine. Si parla di smart working? Si parla di un’assenza di orari predefiniti? Si tratta di un contratto preciso? Oggi vedremo cos’è il lavoro flessibile e, soprattutto, quali sono i vantaggi delle flessibilità per l’azienda.

Lavoro flessibile: cosa significa?

Partiamo con il dare una definizione di lavoro flessibile: con questo termine si indica la flessibilità che alcune aziende possono offrire ai propri dipendenti – o a una parte di essi – per quanto riguarda gli orari e i luoghi di lavoro. Ecco che allora un lavoro flessibile è una posizione in cui il lavoratore ha una maggiore libertà di movimento, potendo scegliere per esempio quando lavorare o dove lavorare; in certi casi, la flessibilità arriva anche a influenzare non solo la distribuzione delle ore lavorate, ma persino il loro totale a livello settimanale o mensile.

Ci sono, va sottolineato, diverse possibili forme di lavoro flessibile: gli esempi più calzanti sono quelli dello smart working o del lavoro ibrido, ma è possibile includere nei lavori con flessibilità anche i lavori part-time, i lavori come freelance (che permettono al lavoratore la gestione autonoma di orari e sedi di lavoro), i lavori a chiamata e, da un certo punto di vista, anche i contratti di somministrazione.

A questo punto è assolutamente normale domandarselo: quali sono i vantaggi del lavoro flessibile per le aziende?

I vantaggi degli orari di lavoro flessibili per le aziende

Di certo i vantaggi del lavoro flessibile, dal punto di vista dei lavoratori, tendono a essere immediati, e non a caso sono tantissime le persone che desiderano maggiore flessibilità. Ma per quanto riguarda le aziende? Ebbene, anche i datori di lavoro hanno grossi benefici nel concedere condizioni più flessibili. Scopriamo i principali vantaggi.

  • Un miglioramento dell’employer branding: in questi anni caratterizzati da un’alta frequenza delle dimissioni volontarie e da una diffusa difficoltà nel reclutamento di nuove risorse, le aziende hanno tutto l’interesse nel migliorare il proprio employer brand, ovvero nell’avere una buona reputazione come datore di lavoro, esternamente come internamente. Risulta così più facile da una parte portare a termine con successo i processi di selezione del personale, dall’altra trattenere a lungo i dipendenti, aumentando il loro livello di fidelizzazione.
  • Più produttività: sono tante le indagini che negli ultimi anni hanno dimostrato quanto, all’aumentare della flessibilità lavorativa, cresca anche la produttività. Avere condizioni e orari più flessibili migliora l’umore e la soddisfazione dei lavoratori, che, come conseguenza, sono più performanti.
  • Più attrattività verso i giovani talenti: a desiderare la flessibilità sono soprattutto i lavoratori più giovani, come quelli della Generazione Z, i quali in molti casi sono i più ricercati dalle aziende. Ecco che allora orari flessibili e talent acquisition tendono ad andare di pari passo.
  • Maggior risparmio: diverse forme di lavoro flessibile, a partire dallo smart working, garantiscono alle aziende un concreto taglio dei costi, legato al minore utilizzo di spazi di lavoro. Si parla quindi di uffici più piccoli, di minori consumi di elettricità e di acqua, di sedi meno costose, e così via.

I lavoratori, da parte loro, apprezzano la flessibilità nel lavoro perché permette di coniugare meglio vita privata e vita professionale (con l’aumento del work-life balance), perché consente di ridurre gli spostamenti e di tagliare i costi per il carburante, perché assicura una migliore pianificazione temporale e via dicendo.

Le normative di riferimento sul lavoro flessibile

Come si è visto, la flessibilità lavorativa può essere ricondotta a diversi tipi di contratto. Il lavoro flessibile per antonomasia è però certamente lo smart working, che è stato normato in Italia a partire dalla legge numero 81 del 2017: qui viene sottolineato, tra le altre cose, che il dipendente che lavora da remoto gode degli stessi diritti del lavoratore presente in sede, dalla tutela in caso di malattia fino al medesimo trattamento economico.

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